Trentadue anni fa, sul balcone di casa mia

Per molti della nostra generazione è stato Alfredino Rampi: la tv del dolore, l’impatto dei media nelle disgrazie della vita, tutto il resto, tutto ciò che ne è seguito, giù, giù fino al plastico nello studio di Vespa.

Per me invece è stata la strage di Ustica.

Non avevo nemmeno 5 anni, il 27 giugno del 1980. E non so dire perché me lo ricordi così bene. Per dire, dell’attentato alla stazione di Bologna, solo un paio di mesi dopo, invece nulla. Ma di quel giorno lì, invece, del giorno in cui il DC9 è caduto – anzi: forse del giorno dopo – ricordo esattamente il me stesso di allora che gioca sul balcone di casa, in mutande, tramonto rosso-emiliano alle spalle, mia madre che prepara la cena in cucina, mio padre che scuote la testa versandosi da bere, a tavola, mio nonno in canottiera per il caldo, stessa espressione, occhi fissi al televisore, in bianco e nero, quell’apparecchio che per accenderlo bisognava attaccare una specie di generatore nascosto nel mobile in un luogo per me “proibito”.

Sono tutti lì, li ho tutti esattamente davanti, cristallizzati nel tempo, mi sembra quasi di percepire ancora gli stessi odori.

E dopo non so cosa sia successo, non lo so davvero – l’inconscio o che altro – ma questa storia me la sono sempre portata dentro, vittima di un’emotività che va ben oltre il mio reale coinvolgimento nel fatto. Quando, adolescente, ho visto “Il muro di gomma” ho pianto (dico pianto davvero) senza nemmeno sapere perché (va bene: “I muscoli del Capitano”, De Gregori che canta alla fine del film, il credere che il giornalismo fosse davvero quello lì, quello che sullo schermo aveva la faccia indimenticabile di Corso Salani).

Quando, anni dopo, ho visto “I TIGI” di Marco Paolini invece mi sono incazzato, ma solo perché padrone di un’età con diversa consapevolezza.

Nel frattempo è cambiato tutto.

Ma a Correggio la luce dell’estate all’inizio mi sembra sempre la stessa e io il 27 giugno di ogni anno ritorno davvero lì, sul balcone di casa mia, con un dito in bocca e i giochi sospesi, mentre in tv scorrono immagini di persone che piangono e di certe cose che galleggiano nell’acqua del mare (e io al mare, come ogni anno, ci sarei andato dopo pochi giorni, e per me il mare era solo una cosa meravigliosa: mica si poteva aver paura del mare, no?).

Elenco delle persone che erano lassù e che dal 27 giugno del 1980 aspettano di sapere “perché”: Cinzia Andres, Luigi Andres, Francesco Baiamonte, Paola Bonati, Alberto Bonfietti, Alberto Bosco, Maria Vincenza Calderone, Giuseppe Cammarota, Arnaldo Campanini, Antonio Candia, Antonella Cappellini, Giovanni Cerami, Maria Grazia Croce, Francesca D’Alfonso, Salvatore D’Alfonso, Sebastiano D’Alfonso, Michele Davì, Giuseppe Calogero De Ciccio, Rosa De Dominicis, Elvira De Lisi, Francesco Di Natale, Antonella Diodato, Giuseppe Diodato, Vincenzo Diodato, Giacomo Filippi, Enzo Fontana, Vito Fontana, Carmela Fullone, Rosario Fullone, Benito Gallo, Domenico Gatti, Guelfo Gherardi, Antonino Greco, Berta Gruber, Andrea Guarano, Vincenzo Guardi, Giacomo Guerino, Graziella Guerra, Rita Guzzo, Giuseppe La China, Gaetano La Rocca, Paolo Licata, Maria Rosaria Liotta, Francesca Lupo, Giovanna Lupo, Giuseppe Manitta, Claudio Marchese, Daniela Marfisi, Tiziana Marfisi, Erica Mazzel, Rita Mazzel, Maria Assunta Mignani, Annino Molteni, Paolo Morici, Guglielmo Norritto, Lorenzo Ongari, Paola Papi, Alessandra Parisi, Carlo Parrinello, Francesca Parrinello, Anna Paola Pellicciani, Antonella Pinocchio, Giovanni Pinocchio, Gaetano Prestileo, Andrea Reina, Giulio Reina, Costanzo Ronchini, Marianna Siracusa, Maria Elena Speciale, Giuliana Superchi, Antonio Torres, Giulia Maria Concetta Tripliciano, Pierpaolo Ugolini, Daniela Valentini, Giuseppe Valenza, Massimo Venturi, Marco Volanti, Maria Volpe, Alessandro Zanetti, Emanuele Zanetti, Nicola Zanetti.

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Letti di notte: 21 giugno, l’estate comincia da qui!

E’ un po’ che ci stiamo girando intorno, sui vari social sui quali siamo presenti, e quindi ok, affrontiamo il tema anche qui.

La Libreria Piazza Repubblica di Cagliari (in collaborazione con marcosymarcos) si è inventata questa iniziativa: una notte dedicata alle librerie (indipendenti, of course), ai lettori, alle case editrici e agli autori, il 21 giugno, solstizio d’estate e “notte più breve dell’anno”. Poi è partito il tam-tam della rete, la cosa ha preso immediatamente piede e così sono diventate davvero numerose le librerie sparse per la penisola che hanno aderito, ognuna con una proposta e un programma personalizzato. Trovate tutto quanto qui.

Bene.

Al di là di questo, a noi però hanno fatto un gran regalo: ogni casa editrice partecipante all’iniziativa è stata chiamata a indicare un paio di propri titoli per contribuire alla promozione di una vetrina di libri ad hoc per l’iniziativa. Ora, Instar ha in catalogo premi Nobel e numerosi altri “autori-proprio-autori-importanti” (davvero) e quindi, wow!, è stata una bellissima sorpresa (evviva-evviva) trovare i Pesci Rossi segnalati per questa cosa, insieme a “Tre volte invano“, un romanzo meraviglioso (consiglio: va letto!) di Emiliano Poddi. E adesso quindi siamo finiti in un mini catalogo che comprende gente come Flannery O’Connor (per dire!), una cosa per la quale il senso di gratificazione va di pari passo con quello dell’inadeguatezza.

Damian e soci, infine, quella notte lì avrebbero dovuto essere in scena alla Libreria La Fenice di Carpi (che sarebbe stato un luogo “simbolico” per mille motivi). Purtroppo le difficoltà legate alla gestione di un evento notturno in un’area appena riaperta dalla condizione di “zona rossa” da terremoto (maledetto!), hanno fatto sì che l’appuntamento, ahinoi, saltasse.

Pazienza.

Siamo sicuri che ci sarà un’altra occasione.

Tutto questo, però, non toglie alcun valore alla raccomandazione finale: giovedì notte quindi scegliete libri e libreria, andate, divertitevi alla grande, “stay hungry!”

🙂

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Il tempo prima, il tempo dopo, il tempo durante

Alcuni hanno già avuto modo di leggere, ma in effetti ho a disposizione anche questo spazio (è mio, ci mancherebbe altro) e qualcuno me l’ha pure chiesto… Per cui, rilancio qui una cosa scritta là 🙂

 

C’era l’orologio della stazione di Bologna.
E adesso c’è quello sulla torre di Finale Emilia.

Entrambi, a loro modo, a più di trent’anni di distanza, sono diventati simboli che ci dicono che in questa terra che non ha mai tempo da perdere sono proprio gli orologi a fermarsi, a restare inchiodati alla propria responsabilità di battere le ore della vita collettiva nell’emergenza. Non c’è nessun orologio che si ferma così, quando tutto va bene. Ma sono fermi, invece, nel dolore.

 

“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace”.

Lo dice l’Ecclesiaste, sembra tagliato apposta per noi, adesso, sembrano le parole che quegli orologi non possono pronunciare, ma che forse vogliono far intendere.

Non è qui lo spazio per addentrarci in una discussione sulla linearità o meno del tempo, non ne avremmo nemmeno le competenze. Eppure sappiamo che è vero che tutto ricomincia, dunque, anche quello che si è fermato, anche se forse non sarà più come prima. E nulla vieta di pensare che potrebbe essere meglio.

Così, gli orologi si fermano quando il tempo quantitativo è giusto che si arresti, perché non ce n’è più, perché è giusto visualizzare anche in quel modo la frattura tra il “prima” e il “dopo”. Eppure, come spiega Nietzsche, non è il tempo quantitativo ciò che è importante ai fini del nostro essere umani, quanto invece il tempo qualitativo.

Per questo non c’è orologio che tenga, proprio perché la qualità e l’immensità di ogni singolo attimo è affidata a noi stessi. Allora forse il tempo si è davvero fermato, quello sulle torri e sui campanili. Ma nelle tendopoli invece va avanti, eccome, nei gesti semplici dei tanti volontari che loro sì, regalano davvero un sorriso all’Emilia, certo molto più di bolsi intrattenitori e delle loro discutibili operazioni cultural – solidali.

I simboli, poi, servono più che altro a ricordare e ricordare fa sempre bene perché è un’attività che evita diversi problemi. E quindi ce ne saranno altri, di simboli, in futuro. Speriamo.

Ma la vita, la vita per fortuna è altro ed è qualcosa di più rispetto al tempo che ci concediamo (o che c’è concesso), scandito da quegli orologi ora fermi.

 

Per tutto il resto, come al solito, stay tuned!

(finirà tutto questo, finirà tutto questo, finirà tutto questo!)

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Quintessenze (mentre continua a muoversi, questa terra)

Charles Francis Richter è stata una delle figure centrali del terribile maggio emiliano. Tutto è diventato improvvisamente difficile e diverso e improvvisamente fragile (ne abbiamo parlato anche qui).

Eppure aspettavamo l’occasione per ripartire. Con ansia. Ma anche con fiducia, accidenti.

E per quanto riguarda i Pesci Rossi, l’occasione è questa: sabato 9 giugno, vernissage inaugurale della personale “Quintessenze” del (grande) artista correggese Fabio Adani, a Bologna, via Sant’Apollonia 25 (in pieno centro) ore 18,30. Io leggerò una piccola cosa (che però anticipa anche in qualche modo tutto suo quello che dovrebbe diventare il prossimo romanzo): “Appunti per una corretta prassi alchemica” è il titolo (del brano di sabato, non del romanzo).

Insomma, per chi è interessato… E, come sempre, per le prossime news stay tuned 🙂

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Cose che si capiscono alle quattro di notte (breve post sul terremoto)

Correggio, domenica 20 maggio, ore 4,04.

Con Lorenzo in macchina, felicemente all’avventura, ad ascoltare il cd dello Zecchino, Letizia che dorme nella carrozzina, e tutti gli altri, i vicini di casa, a rinnovare un senso di solidarietà e (com)partecipazione fatto solamente di piccoli gesti semplici, ecco, con tutto ciò, in piena notte, capisci:

– che siete tutti davvero fortunati, per un sacco di motivi;

– che anche se la terra trema e il cielo diluvia, il sole prima o poi arriva sempre;

– che esiste una scala per tutte le cose e per tutti i problemi e quelli che fino al giorno prima ti sembravano almeno dell’ottavo grado ora invece ti rendi conto che non erano nemmeno degni di essere registrati dal sismografo della tua vita;

– che ci sono persone che conosci che hanno perso tutto e che dovranno ricominciare; e che lo faranno;

– che si fa fatica, ma che la fatica è necessaria per dare a tutto il giusto peso.

Stiamo tutti bene.

 

stay tuned 🙂

 

 

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Due o tre cose di ritorno dal Salone del Libro

Rientrato da Torino, vorrei ringraziare subito tutte le persone che ho avuto la fortuna di incontrare e di conoscere: Silvia, Marta, Gaspare, Marta (i miei editori!!!), Silvia, Sarah, Cristina (i miei agenti!!!), Ernesto, Antonio, Alberto, Liliana, Rocco, Patrizio, Daniele, Emiliano, Ignazio (e molti altri, davvero, davvero).

Di botto, di quello che è stato per il Pesce Rosso il SalTo12 ne ho scritto qui: http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Luna+Park+Lingotto&idSezione=37046

Detto questo, aggiungerò qui alcune considerazioni (saranno brevi, niente di che) che ruotano intorno alla parola “crisi”, la più gettonata in questa edizione (ancor più dell’ottimo titolo “Primavera digitale”).

1. Ovviamente, tutti gli addetti ai lavori, e tutti più autorevoli del sottoscritto, stanno affrontando la crisi del settore editoriale. Dati alla mano, nonostante l’incremento delle iniziative dedicate alla promozione del libro, il numero dei lettori italiani è ancora in diminuzione e il mercato è retto solo dal manipolo dei cosiddetti “lettori forti” che praticamente da sempre reggono sulle loro gracili spalle, e sulle ormai sfiancate mensole delle loro casalinghe librerie, il mercato (e questo nonostante, a sorpresa, i numeri del Salone di quest’anno siano molto buoni, sia come affluenza che come vendite agli stand).

2. Book e ebook. A Torino è stato indubbiamente l’anno del digitale, non solo per via del titolo di questa edizione, ma anche per la massiccia presenza soprattutto di IBS e Amazon, con i propri vari supporti. Interessante è l’intervista pubblicata venerdì scorso su Repubblica a Martin Angioni, responsabile Amazon Italia http://intranews.sns.it/intranews/20120511/SI65045.PDF

Interessante perché solleva, una volta ancora, alcune importante questioni, in particolare in merito all’anomalia tutta italiana per cui grandi marchi editoriali sono anche proprietari di grandi catene distributive e di vendita. In sostanza Angioni dice che le piccole librerie indipendenti (con tutto il loro indotto) sono state messe in crisi dalle librerie di catena e non da Amazon: è verissimo, secondo me, anche se mi sembra comunque che si rimanga nel recinto della lotta deregolarizzata “pesce grosso mangia pesce piccolo”. Solo che ora gli ex pesci grossi italiani si troveranno a che fare con un pesce ancora più grosso e, in tutta onestà, non è possibile provare empatia per loro che per anni hanno letteralmente maramaldeggiato alle spalle dei piccoli (a proposito: “piccolo”, “indipendente” non sono di per sé garanzie di qualità, niente affatto. Però io in questi mesi ho incontrato un sacco di bellissime persone che ogni giorno tirano su la serranda della loro piccola libreria e cercano davvero di migliorare le giornate delle persone: penso che si tratti, a loro modo, di piccoli eroi, di quelle ricchezze che poi ci si ritrova a rimpiangere solo quando le si perdono, ecco).

3. L’editoria a pagamento e il self publishing. Ecco, credo invece che questo sia il “male assoluto”. Non tanto perché mette sullo stesso piano chi si è smazzato per anni, con impegno e sacrifici (non ci si crederà, ma la scrittura è un duro, sporco e solitario lavoro) con chi in due e due quattro si inventa scrittore. No, non è tanto questo. È che si tratta di un sistema del tutto diseducativo, che elimina a monte la fatica (la “fatica” per me è sempre una cosa positiva), proponendo scorciatoie assurde e del tutto impraticabili in altri settori. Ora, immaginate undici ragazzi, scartati da tutti settori giovanili d’Italia, che rifiutano il giudizio professionale e si spera “competente”, e decidono di far da soli, costituiscono una loro squadra e con questa pretendono – “pretendono”, davvero, ecco il punto – l’iscrizione alla Serie A dietro pagamento di un lauto compenso a manager trafficoni. Ecco, se avete immaginato una cosa del genere, vi avvicinate un po’ al mondo del SP e dell’EAP. Tutto questo ipertrofico attivismo, tra l’altro, alimenta un mercato già abbastanza saturo di suo, un fiume in piena di pubblicazioni e novità – un’etica della massiccia pubblicazione cui negli anni hanno contribuito alla grande anche gli editori tradizionali – che fa sì che tutto sia nuovo e un minuto dopo già vecchio, che le settimane culturali del più sperduto paese di provincia siano comunque letteralmente invase dalle presentazioni di libri, senza differenza se quello che parla è Philip Roth o mia zia con il suo volume di ricordi caserecci. È stampato? Allora sei scrittore, che male c’è.

Ecco.

Queste erano le tre considerazioni.

Ne aggiungo una quarta, che è anche una piccola anticipazione: nuovo romanzo, nuovo anno (la mia casa editrice non è di “quelle là”: è anche per questo che le voglio molto bene).

Qua sopra, comunque, presto se ne vedranno alcune nuove.

Stay tuned 🙂

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Torino, comunicazioni di servizio

Come già riferito, è con grande piacere che i Pesci Rossi si apprestano a ritornare al Salone Internazionale del Libro di Torino. Quindi, quelle che seguono sono solo alcune note di servizio sulla trasferta.

Dunque, per quel che ci riguarda l’appuntamento è venerdì 11 maggio, ore 18,30, Sala Arancio (a lato padiglione 2), con Ernesto Aloia.

Ma il Salone del Libro propone, come sempre, circa un miliardo di incontri e occasioni ed espositori. La mia casa editrice, Instar, per esempio, la potete trovare al Padiglione 2, stand N46: se siete di passaggio, naturalmente l’invito è a fare un salto!

E a proposito di “salto”: #SalTo12 e #PrimaveraDigitale sono gli hashtag twitter per chi intende rimenare aggiornato su quanto avviene al Lingotto e condividere impressioni in diretta. Poi ovviamente sono attivi tutti gli altri canali, dal sito web ai social.

Insomma, ecco tutto.

In partenza, via: non vediamo l’ora di ficcarci nuovamente in quel grande, meraviglioso, di fatto irrinunciabile casino che è il Salone: buona Primavera Digitale (che è il titolo di quest’anno) a tutti!

Stay tuned (ci saranno presto novità anche qui sopra) 🙂

 

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Hello world!

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Legge-e-eeero…

A parte il sempre ottimo Lee Marshall su Internazionale (perfetto, perfetto: questo secondo me è un articolo perfetto), la stampa nostrana sta facendo a pezzi “To Rome with love“, il nuovo film di Woody Allen. Ora, al di là dei limiti o meno del film, credo sia corretto dire, come appunto fa Marshall, che probabilmente ciò che ha infastidito maggiormente la critica italiana sia la sostanziale mediocrità di questo lavoro di Allen (soprattutto se rapportata a “Midnight in Paris”) e le caratterizzazioni da cartolina con le quali viene dipinto il nostro paese (immutabile nei secoli dei secoli e un po’ decadente, proprio come i marmi della non a caso “città eterna”).

Marshall dice già tutto e quindi aggiungo qui, di conseguenza, solo un paio di brevi riflessioni:

1. ah ahhhhhh, allora scopriamo che i giudizi stereotipati ci danno fastidio. Curioso che questo avvenga, essendo per altro gli italiani, noi stessi, veri e propri campioni delle “stereotipizzazioni” nei confronti degli altri (extracomunitari, zingari, minoranze di credo, lingua, religione, opinioni, gusti in genere);

2. Marcello e Anita nella fontana di Trevi oggi si sarebbero beccati almeno un centinaio di commenti cattivi su Facebook di gente arrabbiata, invidiosa, che avrebbe chiesto conto di quanto è costato il film, del perché i vigili non li hanno multati, dell’indifferenza della politica, del fatto che questi si baciano mentre le fabbriche chiudono… Insomma, “la dolce vita” non esiste più, lo sappiamo, ci sono colpevoli in giro e innocenti che stanno pagando i costi di una crisi che non pare terminare mai: eppure, la costante incazzatura di molti, il vedere tutto marcio, indegno, da buttare, il cercare colpe e colpevoli – attenzione: sempre nei più deboli – non contribuisce a migliorare granché le cose.

Forse allora sarebbe tempo di provare a reclamare un po’ di leggerezza in più. Non tanto per dar seguito al vituperato motto “cuor contento il ciel l’aiuta”, quanto perché la bellezza non si nutre certo di superficialità, ma di levità un po’ sì. E sarebbe utile anche nell’approcciarsi ai presunti difetti degli altri (cioè a quelli che noi riteniamo siano i difetti degli altri): “leggeeeeeroooo, è il vestito migliore” (lo dice anche Liga, no?).

Stay tuned 🙂

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Back to Turin!

Sono lento, lo so.

In questo periodo sono davvero lento nell’aggiornare il blog. Sarebbe una storia un po’ lunga da raccontare e io non vorrei nemmeno fare la figura di quello che… Beh, non è che sono qui a tediarvi con le mie vicende familiari, ma il fatto che sia nata Letizia lo dico solamente per giustificare, almeno in parte, la mia latitanza. Intanto ho potuto personalmente sfatare un mito: non è vero che la notte sia così produttiva. Forse se dormi di giorno. Ma quando non dormi né di giorno né di notte, durante quest’ultima hai sonno, punto.

Va bene. Questo lo abbiamo detto.

Ma ora sono qui per aggiungere che i Pesci Rossi ritornano al Salone del Libro, che è una cosa a suo modo particolare: sappiamo che la vita media di un libro in Italia è brevissima, giusto qualche settimana (per i più fortunati alcuni mesi) in libreria – quando va bene – e poi via, sommersi (e mai salvati) dall’ulteriore ondata di novità in arrivo. Quindi, in effetti, dopo la presenza dell’anno scorso (con Barbara Di Gregorio e, con grande emozione, Antonio Moresco a presentare) ecco che è con una certa sorpresa, ma anche con entusiasmo e gratitudine, che ci accingiamo a riportare i Pesciolini a Torino (da cui il titolo di questo post), venerdì 11 maggio, ore 18, sala arancio. Per cui grazie mille, davvero, a Ernesto Aloia e al Circolo Culturale Saturnio per l’invito e la possibilità che mi offrono.

Questa cosa volevo dirla e ne voglio anche dire un’altra, suvvia. Gironzolando per il web ho visto ovviamente che oggi fa molto notizia il fatto che un comico miliardario – pure lui ha scritto un libro, un altro – annunci in gran pompa, tutto offeso, che non parteciperà al Salone, dove era previsto come ospite (ovviamente con i suoi adepti che sui vari blog non si risparmiano nulla, con insulti per tutti): beh, io non ho e non avrò mai il conto in banca di questo comico e nemmeno il 10% alle elezioni, eppure non mi sento servo di nessuno (tanto meno perché ho la possibilità di partecipare al Salone, come invece dicono questi a cinque “autoattribuite” stelle). E la mia vita è bella e sono felice per le cose che mi capitano e per le persone che posso incontrare. Lui, e gli altri come lui, invece, non so mica.

Voilà.

Stay tuned 🙂

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